Il Faro di “Inchiostro e Pietra”

Questa rivista è un progetto d’arte dove ogni numero nasce da una domanda contingente, posta a intellettuali appartenenti a discipline diverse con una costante attenzione al linguaggio poetico. L’ambizione è di fare conoscere artisti confermati o emergenti, poeti e scrittori di diverse culture che lottano nel mondo di oggi su temi socio-politici e che mantengono vivo il concetto della lin- gua madre. “Inchiostro e Pietra” incoraggia la curiosità nel comprendere le altre lingue per facilitare l’approccio alle nuove parole, suoni e profumi di nuovi paesi. È stato deciso di utilizzare gli abstract come me- todologia semiotica, scritti dagli artisti stessi, che diventano un faro nella nostra notte scura, un filo conduttore che crea il tessuto delle diversità tematiche presenti. Il primo numero di “Inchiostro e Pietra” nasce nel 2009 da una serie di incontri a Venezia, durante la mia residenza presso lo studio della fondazione Bevilacqua la Masa, tra artisti, poeti, filosofi e scrittori. Dalle mie performance multiculturali e plurilingui (sviluppatesi nel dialogo con poeti, scrittori ed artisti immigrati in un paese diverso da quello d’origine e lontani dalle loro radici) è nato il ragionamento sulla problematica di tradurre i pensieri e scrivere in una lingua diversa dalla propria. L’interrogativo che scaturiva era questo: fino a che punto si riesce a trasmettere l’anima vera, la vera essenza della lingua d’origine quando, in caso di immigrazione, si è obbligati a parlare una seconda lingua? E quanta spontaneità e fluidità di scrittura permangono o quanta se ne perde nel provare a tradurre i propri scritti? E’ inevitabile che nella lingua madre vi siano una maturità e un’eloquenza che crescono con gli anni e che si scontrano con lo spostamento ad un altro contesto linguistico quando si è costretti a pensare e scrivere in lingue che non hanno la stessa tipologia linguistica e comunanza della lingua d’origine. Si pensi per esempio alle differenze tra l’italiano che deriva dalle lingue romanze discendenti dal latino e l’arabo che appartiene alle lingue semitiche. Nel tentativo di passare da una lingua all’altra si frappone un blocco di pietra difficile da superare. In questi primi numeri abbiamo testi di persone provenienti da paesi diversi: dalla Francia Char- paud-Hélie; dal Libano Maria Sarkis, Robert El Bitar, Laure Keyrouz; dall’Italia Luigi Viola, Elisa Vladilo, Mariacarla Auteri, Andrea Stomeo, Lisa Perini, Tommaso Matta , Franco Castelli e Sara Casal; da Sarajevo Arnel Helja; dal Giappone Ayano Yamamoto; dall’India Maela Ohana; dallo Zambia Victor Mutelekesha. “Inchiostro e Pietra” è un tentativo di superare i confini linguistici! Il titolo di “Inchiostro e Pietra” deriva da una poesia che avevo scritto in arabo, in Libano, con il titolo originale di “Io e Te, Inchiostro e Pietra”. La poesia parla di due persone che si confrontano, pur provenendo da culture e mondi diversi: ho cercato di trasmettere il senso dell’immigrazione. Ho usato la poesia come prima forma di comunicazione e dialogo e ho scritto nella mia lingua originale: l’arabo ha infatti una tonalità di grande effetto che avvicina la poesia a chi l’ascolta e fa sì che l’intensità del ritmo sia percepibile anche senza traduzione. È importante quindi rivalutare l’originalità della lingua madre per proteggere la sua specificità, come ad esempio è avvenuto in questo secondo numero per le poesie in francese di Guillaume, oppure per i versi di Ayano in giapponese sui quali è rimasto un mistero perché l’autrice è tornata in Giappone senza rivelarne il significato. Questo è il plurilinguismo, il concetto fondamentale della globalità che parte dalla lingua italiana come inizio che quindi “decodifica” e dà nuova veste a tutte le altre lingue. La ricerca è stata fatta con continuità e con l’intento di non smettere di scrivere e di raccogliere testi e poesie che possono nascere da uno stato d’animo leggero, come nel testo di Lisa Perini, oppure da un appro- fondita analisi sull’arte, come per Luigi Viola. In sintesi, la scelta plurilingue rappresenta la diver- sità di cui ci siamo circondati e la difficoltà di accostare lingue diverse proteggendo la specificità di ciascuna. Il lavoro consiste dunque nell’interrogarsi su come preservare l’essenza della scrittura senza che tutto venga tradotto solo in italiano o in inglese internazionale: la lingua brilla per la sua originalità.

Laure Keyrouz