Cos’è uno spazio per l’arte contemporanea?

Opere, una scritta nel parco, la musica, degli invitati

Data: venerdì 22 maggio 2015 – h. 18

Luogo: Villa Della Zonca, via Traversi 29, Arcade (TV)

Partecipanti alla serata: Amanda Gualtieri, Giovanni Cilluffo, Laure Keyrouz, Mauro Sambo, Riccardo Caldura e Silvia Galluccio

 

PROGRAMMA DEGLI EVENTI

1– Lettura in arabo delle poesie di Laure Keyrouz “La danza degli uccelli” e “Lo scialle di mia nonna”. I testi si richiamano ai concetti di immigrazione, di ricerca della libertà e rimandano all’esperienza personale del vivere in uno spazio sospeso fra natura, silenzio e la vita consueta dell’abitato che confina con la villa.

2- Performance musicale contemporanea di Mauro Sambo.

3- In esterno, nel giardino. Intervento vocale di Silvia Galluccio, danza di Giovanni Ciluffo.

4- Installazione nel parco. Verrà eseguita da Laure Keyrouz una composizione testuale legata alle precedenti poesie utilizzando vecchi mattoni della villa, i medesimi che formano il pavimento dell’atelier.

La mostra rimane aperta fino al 31 maggio su appuntamento
laurekeyrouz@inchiostroepietra.org
tel. 347-3430686

 

CONCEPT

Un appuntamento ed una domanda. Un luogo e delle persone. In uno spazio di una barchessa veneta che non è stato concepito per l’arte, ma dove da alcuni mesi un’ artista ha iniziato a lavorarvi, e ad invitare altri, artisti ma non solo artisti, ad agirvi. In altri anni si sarebbe potuto parlare di temporary autonomous zone, ma ora sia il concetto di autonomia che quello di temporaneità sono cambiati, l’arte non ha più un valore incursivo ed effrattivo, e rappresenta piuttosto una (ultima?) risorsa in attesa che qualcosa venga meglio definendosi, una funzione possa di nuovo corrispondere ad un determinato luogo. A ben vedere questa condizione di transitorietà, di relativa precarietà ha non poco a che fare con la logica intriseca allo stesso lavoro artistico.

Le cose che sono state depositate in un vasto sottotetto in condizione di relativo abbandono, sono materiali che in uno sgombero finirebbero in discarica. Ma l’insediarsi di un atelier, cambia il senso delle cose abbandonate, cambia il modo di concepire la loro mancanza di funzione. Come se quelle cose avessero atteso il momento e l’occasione per essere riconsiderate. E lo spazio stesso dove sono raccolte, lo spazio in questa sua condizione di incertezza e permeabilità, avesse atteso una domanda che lo rendesse, forse come mai prima, invitante. Si sale una scala, le finestre sono aperte, delle persone si ritrovano. Forse è uno spazio per l’arte contemporanea.
Vi sono dei lavori, probabilmente delle opere, nati in relazione con la storia e lo spazio, lavori pensati come degli inviti per far rivivere, anche ad altri, il piacere della scoperta. Sfogliando pagine di vecchie edizioni, prendendo in mano gli oggetti, immergendosi in una quotidianità non più attuale.

LA LANA E LA MEMORIA

Insidiarsi in questo spazio ha implicato, da parte del nuovo ospite, l’artista, mettersi in gioco con la memoria della villa, con le tracce di una vita che si è depositata, che si è accumulata e che in qualche modo vi è stata protetta: vecchie valigie, un dipinto scrostato dove si intravede un doge inginocchiato davanti alla madonna, al bambino, alle pecore, delle sedie sbilenche, una sella, casse per il trasporto di munizioni che risalgono ai giorni dell’occupazione militare, vecchi carillon, un gioco per bambine, panchine e libri in vecchie edizioni. Un elenco di cose, velate dalla polvere, di cui riappropriarsi, osservandole, provando a cogliere il senso di quel tempo quando avevano la loro ragion d’essere.

Si può toccarle, magari avvolgerle delicatamente con i fili della lana prodotta da un vicino maglificio e messa a disposizione dalla scuola del paese che la utilizzava come materiale didattico. Gesto femminile che ricorda la pazienza del cucire, del lavorare a maglia di una madre vista dalla figlia, la quale propone ora di rifare quel gesto del tessere, dell’avvolgere e proteggere.

Delle cose bisogna aver cura, comprendendo il senso che avevano un tempo, e interrogandosi su quale senso possano avere per noi ora. La lana e la memoria è la proposta per un work in progress, che coinvolgerà l’ambiente, ora atelier, l’artista ospite, altri artisti e non solo artisti. Anche lo spazio esterno – il giardino, il parco- entra a far parte del progetto, e costituisce, insieme all’atelier, un percorso di scoperta, una camminata ritmata da eventi e creazioni in loco per unire tempi diversi, spazi diversi.

 

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